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I vaccini Covid in Svizzera vanno sprecati a causa di un surplus di dosi

La società di analisi Airfinity stima che 1,4 miliardi di dosi di vaccino Covid potrebbero essere andate sprecate in tutto il mondo dalla fine del 2020. Hans Christian Plambeck/laif

I magazzini svizzeri traboccano di dosi di vaccino Covid-19 inutilizzate e presto ne arriveranno altre. Milioni di fiale, però, sono già state distrutte perché scadute, a causa della stagnazione della domanda e della complessità delle trattative per donarle ai Paesi in via di sviluppo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 marzo 2023 - 10:00
Simon Bradley (testo), Pauline Turuban (grafici)

"Fin dall’inizio, la Svizzera ha ordinato una quantità di dosi esagerata, pari a circa quattro volte la popolazione del Paese. E ha continuato a fare ordini", spiega a SWI swissinfo.ch Patrick Durisch, esperto di politiche sanitarie presso l’ONG svizzera Public Eye.

Le dosi di vaccino Covid-19 somministrate nel mondo finora sono state 13,3 miliardi. In Svizzera, circa il 70% della popolazione ne ha ricevuta almeno una, cifra che è aumentata a malapena nell’ultimo anno. Solo l’11,5% ha fatto un richiamo negli ultimi sei mesi.

Le ragioni alla base di questa demotivazione, e più in generale di quella che viene definita "pandemic fatigue", sono molteplici. Di certo includono l’aumento del livello di immunità della comunità, l’insofferenza verso le rigorose misure sanitarie e una maggiore consapevolezza dei pericoli legati al Covid.

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"Il coronavirus ha anche perso parte della sua capacità di scuotere l’opinione pubblica", ha dichiarato l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) alla radiotelevisione svizzera SRF.

Nonostante i più, in Svizzera, si siano ormai lasciati alle spalle la pandemia, il Covid-19 rimane un’emergenza sanitaria pubblica di portata internazionale (PHEIC), la forma di allerta più elevata dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Vaccini e terapie, uniti alle misure di contenimento, hanno aiutato a tenere sotto controllo la situazione, ma la crisi Covid è in una fase di transizione che continua a richiedere "una gestione oculata", ha dichiaratoLink esterno l’agenzia sanitaria il 30 gennaio.

Con il crollo della domanda di vaccini Covid, la Svizzera, come molti Paesi ricchi che ne hanno ordinati in eccesso, si ritrova a dover gestire un’enorme quantità di scorte. Milioni di fiale inutilizzate e ormai scadute sono già state distrutte, ed è probabile che nel corso dell’anno la stessa sorte toccherà ad altri milioni di dosi che è sempre più difficile vendere o donare ai Paesi più poveri a cui erano state promesse.

La Confederazione, con i suoi 8,7 milioni di abitanti, non è decisamente a corto di vaccini Covid. L’UFSP afferma di avere una scorta "pronta all'uso" di 12,5 milioni di dosi e il Governo si è impegnato ad acquistarne altri 11,6 milioni nel 2023.

Dall’inizio dell’anno, però, le vaccinazioni si sono praticamente interrotte: a febbraio ne sono state registrate in media 460 al giorno, rispetto alle 3'300 dell’anno precedente.

Secondo il portavoce dell’UFSP Simon Ming, la strategia di approvvigionamento dell’organizzazione è "concepita per coprire tutti gli scenari plausibili, al fine di garantire che la Svizzera abbia sempre a disposizione quantità sufficienti dei vaccini migliori e più recenti".

Alcuni parlamentari, però, hanno criticato i voluminosi ordini di vaccini del Paese. Nel giugno 2022, il Parlamento ha chiesto al Governo di annullare ordini per 14 milioni di dosi, sottoscrivendo contratti per la metà della fornitura.

Peter Hegglin, Consigliere agli Stati dell’Alleanza del centro, è stato tra coloro che hanno insistito sui tagli al budget per l’acquisto di vaccini Covid. "Non ci è voluto molto a capire che la Svizzera stava acquistando molte più dosi di vaccino di quelle necessarie", ha dichiarato al quotidiano Aargauer Zeitung. "Perciò gli acquisti avrebbero dovuto essere interrotti o perlomeno ridotti molto prima".

Ming non è d’accordo. "Alla stipula dei contratti, l’evoluzione della pandemia era ancora difficile da prevedere", afferma, sottolineando che l’UFSP non ha obblighi contrattuali riguardanti i vaccini Covid-19 oltre il 2023.

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Dosi sprecate

Ogni dose di vaccino Covid ha una data di scadenza e secondo l’UFSP deve essere usata "entro sei mesi" dalla consegna, per cui le autorità sono costrette a distruggere sempre più fiale un tempo preziose.

Finora, le autorità federali e cantonali hanno dovuto cestinare 3,4 milioni di dosi. Altri 5,9 milioni di fiale sono state conservate come proprietà del Governo svizzero in un magazzino belga, in attesa di essere trasferite a Paesi terzi. Quando però il progetto che prevedeva di donarle a Paesi in via di sviluppo tramite il programma di condivisione dei vaccini Covax è fallito, anche queste dosi sono arrivate a scadenza, nell’autunno del 2022, e hanno dovuto essere distrutte in loco. Il magazzino è stato chiuso.

Altri 1,8 milioni di dosi subiranno la stessa sorte entro la fine di maggio, a meno che le date di scadenza non vengano prorogate, afferma l’UFSP. Il costo delle dosi sprecate finora è stimato in almeno 270 milioni di franchi.

Il problema è piuttosto comune tra i Paesi ricchi. La società di analisi biomediche AirfinityLink esterno classifica la Svizzera al terzo posto, dietro Canada e Australia e appena davanti a Regno Unito e Unione Europea, in termini di dosi di vaccino Covid pro capite sotto contratto. Sebbene non siano disponibili dati specifici sulle quantità sprecate in ogni Paese, Airfinity stima che dall’introduzione dei vaccini Covid, alla fine del 2020, potrebbero esserne state sprecate 1,4 miliardi di dosi in tutto il mondo.

Donare il surplus

Il Governo svizzero ha una strategia per cedere le dosi inutilizzate. Un anno fa ha annunciatoLink esterno che avrebbe messo 34 milioni di dosi a disposizione delle cittadine e dei cittadini svizzeri e che, qualora non fossero state utilizzate, fino a 15 milioni di dosi sarebbero state donate al programma CovaxLink esterno, un’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Alleanza Globale per i Vaccini e l’Immunizzazione (GAVI). Una politica che è ancora valida. A dicembre, il Governo ha dichiaratoLink esterno che, se non verranno usate nel 2023, fino a 13 milioni di dosi potranno essere rivendute o trasferite.

Nonostante le promesse, però, gli ultimi dati mostrano che finora la Svizzera ha consegnato solo 4,8 milioni di dosi ad altri Paesi, con altri 3,3 milioni in arrivo. In totale, Covax ha consentito di donare 1,9 miliardi di dosi di vaccini Covid a 146 Paesi.

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Perché un Paese ricco come la Svizzera non ha fatto più donazioni tramite Covax o programmi bilaterali?

Finora non c’è stata alcuna possibilità di rivendere le dosi di vaccino Covid-19, spiega Ming: "Molti Paesi ad alto reddito hanno utilizzato una strategia simile a quella della Svizzera per ottenere i vaccini Covid-19, accettando le eccedenze pur di assicurarsi la fornitura. Di conseguenza, dall’inizio del 2022 si è registrato un surplus globale".

La Svizzera dà la priorità alle donazioni tramite Covax. La domanda da parte degli Stati più poveri, però, "è rimasta piuttosto contenuta".

Trasferire dei vaccini richiede complessi accordi trilaterali tra l’azienda produttrice del farmaco, Covax e il Governo federale, e spesso le dosi scadono prima della conclusione delle trattative.

"Hanno distrutto milioni di dosi e cercato di donarne altre a Covax, ma è una procedura complessa perché le aziende farmaceutiche hanno diritto di veto in merito. Anche in caso di vendita ad altri Paesi, non si può agire liberamente, ma bisogna sempre chiedere l’autorizzazione", afferma Durisch.

Inoltre, l’esperto di Public Eye critica le precedenti trattative "lacunose" tra Governo e aziende produttrici, che hanno prodotto contratti infarciti di clausole di riservatezza, lasciando "l’ultima parola" alle case farmaceutiche.

"I Governi si sono lasciati prendere in ostaggio di loro volontà. Una lezione che trovo molto utile", afferma.

Prepararsi a pandemie future

L’OMS ha avviato un dialogo in favore di un futuro trattato sulle pandemie, per garantire che la risposta del mondo alla prossima grande crisi sanitaria sia non solo più forte, ma anche più equa.

A febbraio, l’organizzazione ha presentato agli Stati membri e alle ONG una "bozza zeroLink esterno" che contiene diversi articoli sui vaccini. Una delle misure proposte prevede che i Governi riservino per l’uso nei Paesi più poveri il 20% di tutti i test, le terapie e i vaccini sviluppati, per evitare di ripetere il "fallimento catastrofico" della pandemia da Covid-19.

Ora il testo della bozza sarà sottoposto a un lungo processo di negoziazione che potrebbe andare avanti fino al prossimo anno. Uno dei principali oggetti del contendere riguarderà i diritti di proprietà intellettuale, con probabili resistenze da parte dei Paesi occidentali più ricchi che ospitano grandi colossi farmaceutici.

A cura di Sabrina Weiss

Traduzione: Camilla Pieretti

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